Biografia

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Maria Tecla Artemisia Montessori è stata un’educatrice, pedagogista, filosofa, medico e scienziata italiana, conosciuta per aver rivoluzionato l’educazione infantile.
Lei fu una delle prime mediche in Europa oltre che professoressa universitaria, ritenuta la “donna più interessante d’Europa” dal Times all’epoca.
Ma dietro a questo grande successo vi è stata una lunga lotta e una vita travagliata.

Nata da una famiglia benestante nel 1870 a pochi chilometri da Ancona, figlia di Renilde Stoppani, donna liberale proveniente da una famiglia di accademici, che le trasmise l’idea che le donne possano forgiare il proprio destino e di Alessandro Montessori, conservatore con cui spesso ha dovuto lottare per determinare la sua indipendenza in quanto donna.
Fin dalle elementari mostrò un carattere vivace e curioso, all’epoca infatti alle bambine venivano insegnate per lo più abilità di carattere domestico mentre lei mostrava interesse per le materie scientifiche e matematiche. Il suo desiderio era quello di diventare medica nonostante la contrarietà del padre che la voleva avviare a una carriera d’insegnamento, difatti si iscrisse alla Facoltà di Medicina dell’Università La Sapienza di Roma.
All’epoca (1890 circa) vi erano soltanto 132 donne nelle università e in quella di Medicina che la Montessori frequentava non ve n’erano nessuna. La professione di medico infatti era vista come degradante per le donne, se non addirittura associabile alla perversione.

La sua vita universitaria non fu semplice. In quanto donna doveva essere scortata a lezione da suo padre, cosa che fece nonostante le sue riserve e poteva entrare nell’aula solo dopo che tutti gli altri (uomini) hanno preso posto. Gli studenti non la vedevano di buon occhio, per loro lei rappresentava una minaccia per la disciplina medica. Inoltre la sua presenza era considerata inappropriata per le lezioni pratiche in cui vi erano presenti corpi nudi; infatti ha compiuto questi studi da sola. Le sue lettere dicono che in quel periodo fu quasi vicina ad arrendersi ma un giorno le si presentò una scena davanti quasi profetica. Passando per le vie di Roma vide un bambino scalzo vestito con pezze e stracci giocare con un pezzo di carta rosso. Maria Montessori notò di come questo bambino era molto preso dal foglioletto nonostante sia in pessime condizioni. Dopo di ciò fu investita di un nuovo entusiasmo che la riportò a voler finire gli studi e, nel 1896, sarà la terza donna italiana a laurearsi in Medicina, con la specializzazione in psichiatria.

Questo fervore che la neo-medica mise nei suoi studi, la mise anche nel resto della sua vita. Per esempio portò avanti la causa della lotta femminista che iniziò all’epoca. All’università di Roma fece lezioni sulla salute sessuale alle donne, diventò vice segretaria di un gruppo di sufragettes e fu invitata a parlare a un congresso di Berlino, in cui lei affrontò la questione delle donne lavoratrici focalizzandosi sulla necessità di parificare uomini e donne a livello salariale.

Nel 1897 prese parte attiva ai lavori del Congresso nazionale di Medicina che si tenne a Torino; in quell’occasione mise a fuoco le gravi responsabilità della società in genere e della classe medica in particolare nel campo della lotta contro la delinquenza, sostenendo che una delle cause di questo fenomeno era da ricercarsi nella mancanza di cure adeguate e di assistenza ai bambini considerati psichicamente anormali e ritardati, spesso delinquenti in potenza. Toccava così un problema particolarmente sentito dai sociologi e dagli scienziati del primo novecento: la cura e l’assistenza dei bambini anormali. Convinta dell’importanza di questa missione, la Montessori rivolse la sua attenzione alla rieducazione degli anormali, sostenendo la necessità di individuare nei bambini ancora in tenera età i primi sintomi di tare e di deviazioni fisiche e psichiche per poter ricorrere tempestivamente all’opera riparatrice dell’educazione. Incoraggiata dal Ministro Guido Baccelli, che reggeva in quel tempo la Pubblica Istruzione, chiese ed ottenne di lavorare nell’Istituto appositamente creato a Roma per i bambini frenastenici, ove poté condurre le sue ricerche.

L’occasione offerta a Maria Montessori fu l’iniziativa presa nel 1906 dall’Istituto Romano dei Beni Stabili per la creazione di un certo numero di asili infantili nelle Case Popolari di recente costruzione. Maria Montessori fu invitata ad organizzare questi asili e lei accettò con entusiasmo perché per la prima volta poteva avere a sua disposizione un ambiente libero da ogni influenza dei metodi tradizionali di educazione, nel quale svolgere un esperimento completamente nuovo. Era convinta, infatti, della necessità di studiare la personalità infantile nel suo libero espandersi, in un ambiente naturale che fosse quanto più possibile diverso da quello tradizionale, dove gli educandi sono compressi tra quegli strumenti degradanti il corpo e lo spirito e cioè: il banco, il premio e i castighi, al fine di ridurli alla disciplina dell’immobilità e del silenzio. La preparazione dei maestri, a suo giudizio, doveva procedere parallelamente alla trasformazione della scuola intesa come ambiente fisico destinato allo svolgimento della più importante opera educativa.

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La nuova pedagogia, secondo la Montessori, sarebbe sorta soltanto dall’osservazione di bambini liberi. Sorse così la prima Casa dei Bambini nel 1907, in Via dei Marsi n. 58, nel quartiere di S. Lorenzo. Ebbe, in questo modo, principio quel movimento che fu definito la rivoluzione del bambino e che si diffuse in tutti i continenti del mondo. Il metodo ebbe due anni dopo, nel 1909, la sua formulazione teorica, oggetto della più importante opera della dottoressa Montessori, quella che segnò l’inizio della sua celebrità a livello mondiale: “Il metodo della pedagogia scientifica applicato alle Case dei bambini”; a questa seguì, nel 1916, l’altra sua opera famosa: “L’autoeducazione nelle scuole elementari” la quale rappresenta la successiva elaborazione del suo piano di riforma educativa per l’istruzione primaria.

Durante il periodo fascista Maria accettò l’appoggio di Mussolini, interessato a risolvere il problema dell’analfabetismo con le Case dei Bambini, ma probabilmente anche a trarre vantaggi dal prestigio internazionale della Montessori. Nel 1914 Maria Montessori si trasferì in Spagna, ove rimase fin oltre il termine del conflitto mondiale. Rientrata in Italia nel 1924, venne ricevuta da papa Benedetto XV e ottenne anche il plauso fascista.
Nello stesso anno il direttore generale per il settore educativo, Giuseppe Lombardo Radice, che negli anni precedenti si era mostrato a favore del metodo Montessori, mosse a Maria una serie di pesanti critiche: l’accusa di aver rubato idee a Rosa e Carolina Agazzi, sostenendo che solo le due sorelle bresciane avevano elaborato un metodo veramente “italiano”. Sulla scia di Lombardo Radice arrivarono altre critiche. Montessori venne definita “abile ammaliatrice”. Maria lasciò cadere le critiche, come se non la riguardassero, ma da allora i rapporti con il fascismo cominciarono a deteriorarsi.
Nel 1934 arrivò l’ordine di chiusura di tutte le scuole Montessori, sia per adulti che per bambini. Nello stesso anno anche Hitler ordinò la chiusura delle scuole Montessori in Germania e Austria. Nel 1936 il Regime chiuse per ordine del ministro De Vecchi anche la Regia scuola triennale del Metodo Montessori, che a Roma preparava i maestri fin dal 1928.

Il rinnovamento pedagogico attuato dalla Montessori le diede visibilità internazionale; le sue opere, tradotte in moltissime lingue, e, insieme alla sua attività di propaganda, esercitarono una notevole influenza sui movimenti pedagogici moderni (ad es. il Dalton Plan e l’Individual Work System), dovuti rispettivamente alle signore Parkhurst e Makinden, ambedue allieve della Montessori. Il 6 novembre 1949, la Francia decorò Maria Montessori della Legion d’Onore che le venne offerta a Parigi con molta solennità dal Rettore della Sorbonne, Sarrail, a nome del Presidente della Repubblica francese. Successivamente, il 18 settembre 1950, anche l’Università di Amsterdam offriva all grande pedagogista la laurea honoris causa in lettere e filosofia, e la Regina Giuliana d’Olanda le conferiva l’ordine di Orange Nassau.

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2.000.160 di questi biglietti furono stampati e diffusi in otto emissioni del 1990 al 1998

L’incessante operosità della dottoressa Montessori va illuminata di luce viva dall’interesse per il progresso dell’umanità, dallo slancio di carità per le debolezze e le sofferenze degli altri e dal suo sentirsi investita di uno spirito missionario.

Maria Montessori morì il 6 maggio 1952 a Noordwijk.
Sulla sua tomba si può leggere: «Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo».

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