Il metodo pedagogico

Le premesse del lavoro della Montessori scaturiscono da una regolare e continua osservazione della psiche infantile, prendendo le mosse dalle primissime manifestazioni psichiche del neonato. In seguito a decenni di lavoro, la Montessori perviene ad una completa sistemazione della sua teoria psicologica all’interno della quale il fulcro da cui si svolgerà il suo pensiero educativo è quello dell’influenza negativa esercitata dall’adulto sul bambino.

Avvalendosi dei concetti di inconscio e subconscio, la Montessori propugna l’esistenza di una vita psichica fin dalle prime ore di vita del neonato, per quanto le sue manifestazioni possano passare inosservate agli occhi dell’adulto. L’adulto, ignorando l’esistenza di un’attività psichica intensa, si pone davanti al bambino come il suo creatore. Ma nel neonato si svolgono delle funzioni psichiche latenti che metteranno l’essere in rapporto con l’ambiente. A differenza degli animali, nei quali vi è un disegno psichico già prestabilito che permette l’estrinsecarsi delle funzioni più precocemente e rapidamente, negli uomini questo ‘’disegno’’ è imprevedibile, in quanto ogni essere è creatore di se stesso, costruisce da sé la propria personalità.

La nascita segna l’inizio del suo sviluppo psichico che è regolato da particolari sensibilità dirigenti che selezionano gli stimoli provenienti dal mondo esterno. Queste sensibilità sono definite dalla Montessori come nebule; esse formano una particolare forma di vita psichica assai differente da quella dell’adulto le cui caratteristiche (attenzione, sforzo di volontà, intelligenza) sembrano assenti nella psiche infantile. Maria Montessori chiama questo stato mentale inconscio mente assorbente (che si protrae fino all’età di 6 anni) che si dispiega sulla guida di sensibilità interne chiamate periodi sensitivi poiché la sensibilità dura soltanto fino a che non si è compiuto l’acquisto della stimolazione esterna.

Il processo sensitivo-costruttivo avviene mediante un senso fisico (udito, vista ecc.) che riceve le stimolazioni dell’ambiente esterno e una sensibilità di ordine spirituale, che le seleziona e le assorbe. Durante i vari periodi sensitivi il bambino fa le sue conquiste psichiche, profittando degli elementi offerti dall’ambiente; egli imparerà così prima di tutto ad orientarsi e poi, gradualmente, ad animare i suoi diversi strumenti motori.
In netta contrapposizione con la psicologia sensistica ed associazionistica che ha sempre attribuito un carattere di passività alla vita psichica infantile, la Montessori accentua il suo carattere di attività. Se si accetta la teoria dei periodi sensitivi, il bambino deve essere considerato come un osservatore che assume, in base ad una scelta, le immagini dell’ambiente multiforme attraverso i sensi. Il fulcro attorno al quale si raccolgono le immagini è il ragionamento, cioè la facoltà razionale che la studiosa intende come l’energia primordiale che determina il successivo svolgersi di tutta la personalità. Prova ne è il fatto che i bambini fin dal secondo anno di vita hanno la straordinaria facoltà di notare gli oggetti di minime proporzioni che potrebbero sfuggire completamente all’attenzione degli adulti.

Il movimento riveste una importanza fondamentale nella costruzione della vita psichica del bambino, nella fattispecie lo svilupparsi dei vari movimenti della mano. Infatti attraverso il perfezionarsi dei movimenti della mano il bambino entra in contatto con l’ambiente e vi realizza le sue conquiste attraverso i periodi sensitivi. Soprattutto in questo periodo si delinea accentuatamente il conflitto tra adulto e bambino; il primo ostacola e condanna la tendenza dei secondi ‘’a toccare tutto’’ ma il bambino con quel suo toccare tutto tende ad imitare l’adulto: egli cerca uno scopo per la sua attività, cerca precisamente dei motivi di attività. Qui la Montessori precisa il fatto che il bambino non imita meccanicamente ma, prima di muoversi, sa già quello che vuole fare: prima apprende, poi, attraverso i movimenti costruttivi, cerca di eseguire. L’attività manuale deve dunque essere considerata dall’adulto come un bisogno vitale del bambino in cui si manifesta l’istinto al lavoro costruttivo. Bisogna dunque preparargli un ambiente nel quale egli possa realizzare il suo bisogno di attività e di attività costruttiva e intelligente.

montessorimate

Il rapporto bambino-adulto: come già accennato, l’intelligenza del bambino si sviluppa attraverso vie ignote all’adulto, che finisce per fare scelte in nome del bambino in contrasto con la volontà di quest’ultimo, perciò l’infante esprimerà il suo conflitto attraverso il capriccio. L’adulto deve sempre sforzarsi di comprendere i motivi profondi di ogni reazione del bambino. Il ruolo che gli spetta è solo quello di aiuto al libero manifestarsi della personalità del bambino che sin dai primi istanti di vita è dotato di quella energia psichica determinante la crescita da sé.
Affinché il bambino possa manifestare e sviluppare liberamente le proprie capacità, ha bisogno di condizioni che rendano effettiva la loro estrinsecazione; queste sono l’ambiente, il maestro e il materiale.

L’ambiente in tutti i suoi elementi (spazio, arredamento, oggetti d’uso) deve essere tale da mettere il bambino nelle condizioni della maggiore indipendenza possibile dagli aiuti dell’adulto. Lo spazio deve essere calcolato in maniera tale che i fanciulli della classe possano muoversi liberamente, appunto perché il movimento è indispensabile al loro sviluppo fisico-psichico. Inoltre bisogna evitare quegli eccessivi agglomeramenti di alunni che non permettono lo sviluppo e l’organizzazione della vita di gruppo, condizione vitale al sorgere del senso sociale. L’arredamento e gli oggetti d’uso devono rispondere all’appagamento di due diverse esigenze: da un lato offrire stimolazioni sensoriali sufficienti per destare l’interesse del bambino, dall’altro essere adatti ai bambini non solo per le dimensioni e il peso, ma altresì per la semplicità di costruzione. In queste condizioni il bambino è portato ad usare sempre più e sempre meglio le proprie forze fisiche e psichiche, senza sentire il bisogno dell’aiuto altrui. Quindi, da un lato il bambino s’incammina sulla via dell’indipendenza abituandosi a poco a poco a soddisfare da sé tutti i suoi bisogni (lavarsi, vestirsi, pettinarsi, tenere in ordine i propri oggetti) e dall’altro, viene aiutato ad ordinare i propri movimenti, dirigendoli verso quelle azioni a cui tendono i suoi sforzi. L’indipendenza e il controllo dei propri movimenti, sono la base fondamentale per una educazione alla libertà, tema molto caro alla Montessori che osserva argutamente come il principe e il paralitico che non possono infilarsi le scarpe da soli, si trovano nella stessa condizione di dipendenza, ovvero non è libero chi ha bisogno degli altri per le necessità quotidiane dell’esistenza.

Nell’ambiente devono essere contenuti i mezzi necessari a svolgere le attività essenziali all’espansione dell’essere in via di sviluppo, mezzi che costituiscono quello che la Montessori definisce il materiale di sviluppo. Esso non deve essere scelto a caso bensì deve rappresentare il risultato di lunghi studi sperimentali. La dimostrazione della validità di questo materiale è data dalle reazioni che esso è capace di suscitare nei bambini. Le due reazioni psichiche che servono come termine di determinazione degli oggetti del materiale sono la polarizzazione dell’attenzione e la ripetizione degli atti; esse bastano a confermare la validità del materiale come stimolo di formazione interna. Esempi di oggetti possono essere: gli incastri solidi, la torre dei cubi, la serie dei prismi e delle aste (che hanno lo scopo di sviluppare le percezioni delle differenze di dimensioni in oggetti della stessa forma); le tavolette lisce e ruvide (che esercitano e sviluppano la facoltà di distinguere sensazioni tattili); altre tavolette, ricoperte con fili di seta di 63 colori diversi (che esercitano il senso della vista nel distinguere le più sottili gradazioni di colore); ecc. Lo scopo principale dell’utilizzo del materiale è quello di una educazione dei sensi che deve costituire il primo gradino per instaurare la possibilità di una educazione intellettuale. Anche a questo proposito, la pedagogista marchigiana capovolge l’ordine tradizionale dell’apprendimento osservando che si è sempre partiti dalle idee per discendere alle vie motrici, cioè si è sempre seguito il metodo di insegnare intellettualmente prima e solo dopo far eseguire, senza preoccuparsi se la educazione dei sensi sia arrivata ad un punto tale di maturazione da rendere possibile l’esecuzione. Con il metodo proposto dalla Montessori il bambino si esercita ad osservare, a fare confronti fra gli oggetti, infine a formare giudizi, a ragionare e a decidere.

boys-photo-1280x960

Ma dell’ambiente fa parte anche il maestro la cui funzione tradizionale deve essere profondamente modificata: nella scuola tradizionale l’attenzione dell’allievo è generalmente polarizzata verso la personalità del maestro, nel metodo montessoriano invece i termini del rapporto sono nettamente invertiti: l’attività propria del maestro ora viene lasciata prevalentemente al fanciullo. Con questo non bisogna credere che l’educatore sia escluso dall’opera educativa, anzi, la sua attività si svolge nell’ombra. Egli deve adempiere a questi tre compiti: 1) conoscere il materiale per poterlo presentare; 2) curare l’ordine dell’ambiente in maniera da creare una organizzazione che sia sufficiente a garantire un lavoro tranquillo; 3) vigilare affinché il bambino, concentrato nel suo lavoro, non venga disturbato dai compagni. Per quanto riguarda la tecnica delle lezioni, vi sono due fasi nell’insegnamento montessoriano: la prima viene definita iniziazione e consiste semplicemente nel mettere il bambino in rapporto col materiale, mentre nella seconda, detta lezione dei tre tempi, il bambino va aiutato nella determinazione di una esatta nomenclatura dei concetti che ha appreso attraverso l’uso del materiale. Il maestro si rivela cruciale in questi due momenti nel modo seguente: nel primo periodo deve preoccuparsi di: a) isolare lo stimolo presentando all’attenzione del bambino un solo oggetto; b) eseguire esattamente e lentamente l’esercizio da compiere col materiale scelto; c) risvegliare l’attenzione e l’interesse del bambino; d) impedirne l’uso errato. Il secondo periodo si articola nei seguenti tempi: 1° tempo: associazione della percezione sensoriale col nome (per esempio, facendo toccare la carta liscia e quella smerigliata, dirà: ‘’è liscio’’, ‘’è ruvido’’); 2° tempo: riconoscimento dell’oggetto corrispondente al nome (per es., il maestro chiederà scandendo bene il termine: ‘’ qual è liscio?’’, ‘’qual è ruvido?’’); 3° tempo: ricordo del nome corrispondente all’oggetto (verifica dell’avvenuta associazione: ‘’come è questo?’’ ‘’ e quest’altro?’’). Nonostante la semplicità di questa tecnica, l’attività del maestro si rivela delicatissima in quanto dovrà controllare le sue parole e perfino il suo tono e l’espressione del viso in modo da non pesare troppo con la sua personalità su quella del bambino, in quanto la nascente personalità del bambino è assai suggestionabile.

La “quadriga trionfante” della cultura consiste nell’apprendimento del disegno, della lettura, della scrittura e dell’aritmetica. Come già accennato in precedenza, il meccanismo muscolare è importante nello sviluppo del bambino; esso fa soprattutto da supporto allo scrivere e al disegno. Nel metodo Montessori, il bambino impara a scrivere senza scrivere, ovvero si esercita dapprima a seguire col dito i contorni delle lettere nel senso della scrittura. In questo modo egli apprenderà il meccanismo della scrittura senza sforzo e anzi con notevole interesse e piacere. Oltre al tocco delle lettere, il bambino esegue un altro esercizio: quello di riempire con matite colorate le figure geometriche tracciate, appoggiando gli incastri piani su un foglio di carta. I segni colorati non devono oltrepassare i contorni della figura. A poco a poco i segni diventano più fitti e regolari e così la maestra o il maestro può accorgersi della maturità del bambino nell’esecuzione della scrittura.
In seguito si procederà all’apprendimento della lettura, applicando la tecnica dei tre tempi: il bambino dovrà riconoscere le lettere udendo il suono corrispondente. Alla fine, il bambino stesso pronuncerà il suono delle lettere presentate, una dopo l’altra, dall’educatrice o dall’educatore. In un secondo momento, il bambino inizierà ad analizzare la parola nei suoi elementi, scomponendola. Successivamente si accorgerà che le parole hanno un significato, cioè rappresentano un’idea, un concetto.
Per quanto riguarda l’aritmetica, essa viene insegnata ai bambini sempre tramite l’utilizzo del materiale sensoriale (ad es. scatola contenente dei cartellini con le cifre da zero a nove, perle dorate impiegate per le operazioni di calcolo, l’organizzazione delle nove cifre in gerarchie). Va notato che la ‘’quadriga trionfante’’ della cultura viene assimilata anticipatamente nella scuola materna rispetto all’ordinamento tradizionale che lo prevede nella struttura dell’insegnamento della scuola elementare.

In conclusione, la scoperta fondamentale della Montessori è il riconoscimento di un’attività psichica costruttiva ed esploratrice del bambino fin dai primissimi momenti della sua vita, latente all’osservazione dell’adulto che commette l’errore di considerare l’infante come se fosse un vaso vuoto da riempire e da modellare. Stando alla Montessori il bambino deve crescere in un ambiente all’insegna della libertà, in cui egli possa autoeducarsi e autocorregersi, mentre l’adulto deve impegnarsi nel creare le condizioni stimolanti le energie interiori del bambino.

Annunci